Benvenuti sul sito ufficiale dell'ITI L. di Savoia di Chieti

  Corso Serale
Il PROGETTO SIRIO
.Caratteristiche Generali
.Interventi di sostegno
.Studenti stranieri
Il CORSO SERALE
.Orario delle lezioni
.Indirizzi del corso
PIANI DI STUDIO
.Biennio
.Informatica
ISCRIZIONI
.Modalità Generali
.Modulo di Iscrizione (download)
  liceo Tecnologico
  Progetti P.O.F.
logo
Progetti inclusi nel Piano dell'Offerta Formativa
  
logo

Giochi di Archimede 2005-2006
  Collegio Per. Ind.
COLLEGIO DEI PERITI INDUSTRIALI E DEI PERITI INDUSTRIALI LAUREATI DELLA PROVINCIA DI CHIETI
COLLEGIO DEI
PERITI INDUSTRIALI E DEI
PERITI INDUSTRIALI LAUREATI
DELLA PROVINCIA DI CHIETI
  Previsioni Meteo

Previsioni Italia
 
Immagini Satellite
 
Previsioni Città


L'Istituto Tecnico Industriale
"L. di Savoia"
nel suo sviluppo storico

Rievocazione fatta il 23 novembre 1989 nella solenne
celebrazione del 110° anniversario della sua fondazione
da
Mario Zuccarini


...Il 15 Ottobre 1860 Vittorio Emanuele II, che scendeva verso Napoli per prendere da Garibaldi la consegna del Regno delle due Sicilie, veniva accolto nella nostra città con un delirante entusiasmo che egli, il re magnanimo, come ricordava Francesco Verlengia, paragonò a quello col quale l'aveva accolto Milano un anno prima. Sotto la spinta dei liberali del tempo, Chieti iniziò la sua opera di rinnovamento e di progresso in tutti i campi, concentrando soprattutto la sua attenzione verso gli istituti di cultura, le scuole, che divennero presto famose in tutta la regione. Gianvincenzo Pellicciotti, il Canonico Goffredo Sigismondi,
Raffaele Lanciano, Pasquale De Virgilii, Clemente De Caesaris, Goffredo de Horatiis, per non citare che qualche nome, furono all' avanguardia nell'opera di spinta propulsiva dello sviluppo della città in quegli anni.
Nel primo semestre del 1862 nasce la Cassa di risparmio, che in seguito tante benemerenze acquisterà nel campo dell' assistenza sociale e dell'istruzione; nello stesso anno si istituiscono la Casa di Mendicità, oggi Case di Riposo, e la Corte d'Assise; sorgono numerose Associazioni e Società operaie, culturali e di beneficenza. Ma è nella scuola che i pubblici amministratori del tempo rivolgono le maggiori attenzioni. Non è il caso di ricordare il Real Liceo dei Tre Abruzzi, che subito dopo l'unificazione assunse la denominazione di Liceo-ginnasio G.B. Vico, ma non si può fare a meno di sottolineare la immediata istituzione della
Scuola Normale Femminile intorno al 1865 e, nel 1866, dell'Istituto industriale e professionale, cioè l'attuale Istituto tecnico commerciale per geometri Ferdinando Galiani fondato dall' Amministrazione provinciale.
Quest'ultimo era stato aperto i13 dicembre 1866 "con 3 soli professori, pochi alunni e con locale angustissimo e non proprio, senza gabinetti (scientifici s'intende) e perfino senza mobilio". Ma già nell'anno scolastico 1871-72, l'Istituto, come sottolineava il Preside Andrea Vivenza nella circostanza della inaugurazione dell' anno scolastico, contava "13 professori, buon numero di alunni, un locale decente e adatto, gabinetti notevolmente forniti, sufficiente mobilio e, ciò che più importa, ottimo avviamento". Due le sezioni: commercio, amministrazione e ragioneria l'una; agronomica l'altra: 9 in tutto i "licenziati".
Perdonatemi questo riferimento, che tuttavia ha la sua importanza, soprattutto perchè è da questo Istituto che nascerà la Scuola di arti e mestieri, cioè, come studenti e volgo hanno sempre detto, "1' industriale".
E che sia così lo dimostra la lunga prolusione pronunziata dal prof. Nicola Simoni, docente di economia e ragioneria nell'inaugurazione dell'anno scolastico 1872-73. "L'istruzione industriale - disse - è frutto dei nostri tempi... A misura che la scienza penetra più addentro nei misteri della natura si rende sempre più malagevole ai produttori di prendere senza di essa una posizione conveniente nel campo delle industrie; e come le invenzioni meccaniche vanno di continuo sostituendo le forze brute al lavoro muscolare, l' uomo ha bisogno di allargare colla istruzione il lavoro della intelligenza. ..". E ancora: "L' industria è il risultato di due fattori: l'uomo e la natura. L'uomo colla forza della sua intelligenza e dei suoi muscoli; la natura colle forze e le proprietà della materia, che aiutano l'operazione dell'uomo e ne soddisfano i bisogni... L'uomo ha ben altro campo per poter esercitare la sua attività; e poichè sono accresciute da una parte le esigenze del vivere sociale, ed aumentati dall'altra i mezzi di provvedervi, il sapere è oggi per ogni uomo la condizione indispensabile per eserci tare sulla natura la sua potenza. Fortunati coloro, i quali hanno per tempo compresa questa verità! Ad essi l'esperienza dimostrerà che nella scuola non men che nella pratica degli affari il tempo è moneta".
Parole profetiche certamente, che maturarono nella coscienza di uomini pubblici e della scuola, oltrechè in quella Società Operaia di Mutuo soccorso, sorta in quei tempi, e che tante benemerenze acquisterà fino agli anni trenta.
Dovranno passare alcuni anni, fino al 1879, allorchè il Preside dell'Istituto tecnico avv. Filandro Quarantotti, decise la istituzione di una
Scuola festiva di disegno. Quarantotti era nato a Chieti nel 1839 ed aveva conseguito a Napoli la laurea in giurisprudenza, dedicandosi però all'insegnamento. Come pubblico amministratore (per lungo tempo fu consigliere e assessore comunale) ebbe sempre nella mente e nel cuore la sua città natale. Uomo geniale, di carattere austero, di rara dottrina e di squisita bontà d'animo, come venne definito, morì nel 1932.
La scuola di disegno aprì i battenti il2 gennaio 1880 sotto la direzione del prof. Torquato Scaraviglia, pittore e architetto, docente dell'Istituto tecnico, e suscitò un tale interesse da suggerire alle autorità tutte e al Provveditore agli studi Giovanni Maierotti, di progettare una Scuola di arti e mestieri applicata all'industria.
La Scuola fu inaugurata il 2 novembre 1881 con una solenne cerimonia nella sede della Società Operaia. Se ne occuparono ampiamentetutti i giornali del tempo: Il Giornale di Chieti, La Gazzettina di Chieti, l'Operaio. " Pronunciò prima un suo opportuno discorso il Presidente della Società sig. Camillo cav. De Attiliis. Indi il Provveditore agli studi sig. Giovanni cav. Maierotti parlò della necessità, della importanza e dei vantaggi della Scuola. Da ultimo il Sindaco della città, avv. sig. Gaetano cav. Carusi si lodò altamente della novella istituzione s1 proficua alla classe artigiana, esortò i padri ad inviarvi i loro figli con assiduità, esprimendo ancora il desiderio che tale scuola non rimanga lettera morta, ma esista nel fatto, progredendo sempre e fiorendo; e conchiuse col grido di: Viva la Istruzione! Viva il Lavoro!". Così La Gazzettina di Chieti del 3 novembre di quell'anno.
Due sole le sezioni: la prima, maschile per gli operai (lunedi, martedi, mercoledi, venerdi e sabato) articolata in sette sezioni: orefici ed argentieri, muratori e scalpellini, vasellai, ottonai, fabbri, ferrai, ebanisti, stipettai e falegnami, sarti, tappezzieri e decoratori. Materie d'insegnamento: geometria, disegno d'ornato, disegno di macchine, plastica, disegno geometrico, laboratorio. L'altra, professionale femminile (giovedì e domenica) con queste materie: disegno d'ornato applicato ai lavori donneschi, contabilità domestica, lavori industriali di cucito, di maglie, di merletti, ecc. Non si fà cenno dell'italiano tra le materie d'insegnamento, ma è da ritenere che qualche nozione venisse impartita.
Ben 42 i primi allievi, "tutti seri, educati, volenterosi, assidui, grati" come scrisse L'Operaio, che tornò ad occuparsi della Scuola, dedicandovi il "fondo" sul numero del 1° dicembre, a distanza di appena un mese dalla sua apertura. "Fra le benefiche istituzioni tendenti a migliorare l'operaio, senza dubbio ha un bel posto - scrisse l'anonimo articolista - la scuola d'arti e mestieri. Scopo suo precipuo è di formare operai eletti, e abili capi-operai, sotto direttori di fabbrica, capi di piccoli opifici, e lavoratori per proprio conto, fornendo quegli insegnamenti di scienze e di arte applicate all'industria cui non può in alcuna guisa sopperire la sola pratica dell' officina. Insomma in esse l'operaio può imparare meglio ad apprendere cose nuove addirittura... Inestimabili i vantaggi che se ne possono attendere, perchè non soltanto nelle industrie che hanno nome di artistiche, ma in moltissimi altri rami di produzione manufattiera, sono ognora più pregiati i prodotti che alla bontà intrinseca accoppiano la bellezza e l'armonia delle forme e del colore, ed in gran numero di mestieri e di industrie è assolutamente necessario che gli operai siano forniti di una certa istruzione". E ancora: "IL nostro operaio è intelligente e laborioso; ma ha bisogno di essere guidato, altrimenti i suoi sforzi riusciti sterili, lo accasceranno, ed egli dolente della sua impotenza trascurerà di perfezionarsi. Ma quando le cognizioni pratiche acquistate gli faranno risparmiare tempo e lavoro, quando la sua abilità manuale sarà guidata dalle relative cognizioni scientifiche, produrrà meglio; e non si avrà bisogno di ricorrere ad operai forestieri, come purtroppo, ora si è costretti a fare. E perciò che i padri di famiglia hanno l'obbligo di mandare a questa scuola i loro figli: quel tempo che impiegheranno ad imparare, lo riguadagneranno più tardi".
… E' certo che la Scuola d'arti e mestieri fu accolta con molto favore e gli Enti locali, ai quali si aggiunse il Ministero della Pubblica Istruzione con sussidi annuali, si prodigarono per mantenerla in vita. Il numero degli alunni in continua crescita: 20 nel 1894, 52 nel 1896, 61 nel 1901, 160 nel 1912.

Nel 1888 la Camera di Commercio ed arti di Chieti approvava un Regolamento per la istituzione di una Scuola officina professionale "per le arti fabbrili e meccaniche", ma soltanto nel 1896 per il vivo interessa mento del Cav. Biase Mezzanotte, Presidente della Camera di Commercio, la scuola, che già funzionava sotto la Presidenza del cav. ing. Giulio Mammarella, ebbe un primo assetto con la costruzione di un fabbricato autonomo, con i macchinari e quant'altro necessari. In quell'anno 1896 i contributi per il funzionamento della Scuola erano modesti: 1.200 lire dallo Stato, 1.000 lire dalla Provincia, 600 lire dal Comune, 4.250 dal1la Camera di Commercio, 500 lire dalla Cassa di risparmio e, infine, 100 lire dalla Società operaia, per un totale di 7.850 lire. In un raro opuscolo conservato nella nostra Biblioteca Provinciale che riporta una relazione sull' anno scolastico 1917-18, si legge tra l'altro, sempre con riferimento al 1896 ed ai contributi che ho appena ricordato che, date le condizioni economiche cosi ristrette (il fabbisogno si aggirava intorno alle 8-9.000 lire) "il personale della scuola svolse l'opera sua quasi gratuitamente, contentandosi di modesti assegni annuali". La scuola in quelle condizioni non poteva funzionare, ragione per cui fu iniziato un intenso lavoro di produzione per conto terzi in modo da incrementare il bilancio. Si legge ancora nella citata relazione che "la scuola prosperava, i giovani addestrati al lavoro erano ricercatissimi, e la città e provincia risentivano i vantaggi di questa benefica istituzione".
Nel 1913 la direzione della Scuola veniva assunta dall'ing. Carlo Carminati, che vi portò un soffio di vita nuova collaborando soprattutto con il Presidente del Consiglio di amministrazione Biase Mezanotte: siamo già ad un bilancio di 40.000 lire. Nel frattempo la Camera di Commercio aveva provveduto a completare il fabbricato, ed aveva deliberato anche la spesa necessaria per l'impianto di una officina per fonderia e l'ampliamento di quella meccanica esistente. Il Comune aveva ceduto gratuitamente il suolo adiacente al fabbricato della scuola. Nel 1915 con R.D. 20 giugno, n.l009, si istituiva ufficialmente la R. Scuola industriale di 2° grado Luigi di Savoia, prima scuola in Italia ad ottenere undefinitivo riconoscimento.
Con il trasferimento dell'ing. Carminati la direzione della Scuola fu affida ta all' ing. Ettore Ripandelli che, per lo meno quelli della mia età, ricorderanno certamente. Con decreto ministeriale fu costituito il primo Consiglio di amministrazione della nuova scuola: Biase Mezzanotte - Presidente delegato dal Ministero dell'Industria, Commercio e Lavoro, Cav. Amadio Terracina, delegato della Camera di Commercio, Prof. Michele De Luca delegato della Provincia, Barone Alfonso Cauli delegato del Comune, ing. Ettore Ripandelli con funzioni anche di Segretario. 11 insegnanti, 1 segretario, 3 capi officina, 2 bidelli: questo l'organico della scuola in quell'anno, scuola che acquistava la principale fisionomia di specializzazione per meccanici ed elettricisti. Gli insegnamenti: italiano, storia e geografia, diritti e doveri, legislazione industriale, igiene, francese, matematica, disegno, contabilità, fisica e chimica, elettrotecnica, meccanica e macchine, tecnologia, plastica, officina. 8 ore giornaliere di insegnamento - dico otto ore - che dureranno fino al secondo dopoguerra, sabato compreso.
Con R.D.16 ottobre 1924, n. 2239, la R. Scuola industriale di Chieti veniva riordinata cosi: R. Scuola di tirocinio con corso quadriennale per meccanici elettricisti e con corso di perfezionamento per elettricisti. A questi insegnamenti principali venivano aggregati:
-corso preparatorio per mettere i giovani in condizione di potersi presentare agli esami di ammissione al 1° corso di tirocinio;
-corso per operai nelle officine fabbri-meccanici ed ebanisti;
-corso per maestranze edili, quest'ultimo istituito in via di esperimento con i contributi degli Enti locali, come corso serale, ma che avrà vita molto breve.
Negli anni trenta l'utilità della scuola, la CUI nuova sede, quella attuale, era stata inaugurata il 28 ottobre 1929, la rigorosa disciplina, la paterna affettuosa opera di tutto il personale, la serietà e severità degli studi, i risultati che si ottenevano dal collocamento del licenziati, furono gli elementi che posero la scuola alla attenzione del mondo industriale dell'intera nazione. Con la costruzione della nuova sede si registrò un ulteriore salto di qualità. Merito della Camera di Commercio - Presidente Ernesto Breda - che deliberava la cessione di 3.500 mq. di terreno, oltre i capannoni già realizzati e una quota di contributo annuo per estinguere il mutuo da contrarre; merito del Comune - Podestà Giustino Troilo - che cedeva una zona di terreno adiacente all' altra, pure di 3.500 mq. oltre alla quota di ammortamento del mutuo; merito, infine, dei contributi della Provincia e dello Stato. Il fronte della scuola che si affaccia sulla via Valignani è quello di allora e mi auguro che nel futuro non venga deturpato o modificato. Nuove aule, nuovi laboratori, nuove officine. Interventi a tutti i livelli per far fronte alle esigenze della scuola e per fare in modo che essa fosse elevata finalmente a Istituto industriale. Ricorderò per inciso che i diplomati della Scuola tecnica per completare i corsi e diventare "periti" dovevano trasferirsi nelle sedi di Roma, Foggia, Fermo.
Nel 1931 si istitutiscono i corsi liberi di Istituto tecnico industriale che vengono riconosciuti con R.D.L. 17 settembre 1936 per le specializzazioni: meccanici, elettrotecnici, chimici. Fui tra coloro che per primi, con esami di ammissione, passò dalla Scuola tecnica al 3° anno dell'Istituto. Consentitemi a questo punto di sottolineare l'opera fervida, intelligente, appassionata, dell'ing. Ripandelli, al quale credo che, doverosamente, l'Istituto debba testimoniare riconoscenza apponendo una lapide-ricordo nell' atrio. Modesto ma tenace, fermo nei propositi, deciso nelle realizzazioni, burbero ma paterno ed affettuoso con gli alunni, dedicò oltre un trentennio della sua vita al progresso della "sua" scuola.
I tempi erano maturi per un salto di qualità che si ottenne con il riconoscimento di Istituto Industriale. La scuola infatti si era fatta conoscere in campo nazionale ed anche oltremare. Nell'ottobre del 1926 aveva partecipato alla Mostra didattica abruzzese di Chieti presentando una rassegna completa di tutta la sua attività, fra cui mobili di lusso e un migliaio di modelli per fonderia ottenendo un diploma e una grande medaglia d'oro. Alle due esposizioni di Tripoli del 1927 e 1928 si era presentata con i suoi prodotti sia di carattere didattico che industriale, riscuotendo l'ammirazione e l'interesse delle autorità e dei visitatori e conseguendo due medaglie d'oro. Ancora nel 1928 alla Esposizione di Francavilla al mare la scuola, con la ricchezza, la varietà e la precisione dei lavori, fra cui molte macchine ed apparecchi di meccanica ed elettrotecnica, si era affermata come la migliore espositrice, guadagnando un gran prix e ben quattro medaglie d'oro. Infine alle Esposizioni dei Littoriali di Bologna del 1930 e del 1932, aveva ottenuto riconoscimenti prestigiosi.
Doveroso ricordare, oltre al Direttore Ettore Ripanelli, il Consiglio di amministrazione di quel periodo, che tanto si prodigò per la riuscita del riconoscimento: dal Presidente Biase Mezzanotte, al Consigliere Giustino Sbraccia anche nella sua veste di Presidente della Provincia, Ignazio Calvi, Donato Cocco. Ma non si possono dimenticare il Ministro dell' educazione nazionale On. Ercole, il Direttore generale dell'insegnamento tecnico dott. Giovanni Sganga, il Prefetto di Chieti Guido Letta, il Podestà avv. Nicola Tabassi.
A questo punto i ricordi si affollano con nostalgia e rimpianto nella mia mente: professori, capi officina, tecnici, bidelli, sempre premurosi, attenti, comprensivi. Come non ricordare Memena Paone, per la quale l'insegnamento delle lettere costituiva la materia fondamentale per la formazione degli alunni: affermava sempre che un tecnico senza cultura era un tecnico poco credibile. Doveva essere fra noi la sorella Dina che fu anche mia insegnante e alla quale, tramite il qui presente fratello Edmondo, desidero inviare il mio affettuoso e caro saluto, nonchè la mia profonda gratitudine. Come non ricordare l'ing. Angelo De Luca, poi Senatore della Repubblica, così modesto, così schivo di onori, ma sempre attento e premuroso con i suoi alunni; come non ricordare i professori Carmelo Sorbello, Francesco la Rovere, Antonio Rapex, Antonio Cucchiarelli, Ernesta Bucciante, Luigi Angelozzi, Fiorentina Massari, Augusto Heinritzy, Ettore Acetoso, Tito Tecca, Mario Sciucchi, Raffaele Parrozzani, Mario Verini. E nel dopo guerra come non ricordare l'ing. Filippo Tiberio, docente di grande prestigio alla cui scuola si sono formate tante generazioni di giovani. E poi i capi officina Raffaele Di Lullo, Rocco e Francesco Maccione, Attilio Ghiringhelli, Guido Ottaviano, Vincenzo De Crecchio, Alberto Nenno, Di Labio, Giulio Santarelli, Adriano De Rosa, Emilio Avvocatino, Raffaele Sabelli. Un caro ricordo anche per l'ottimo segretario Ermanno Testa, "il gigante buono" come lo chiamavamo noi alunni, a cui succedette il compianto e caro amico Claudio D'Antonio. Perdonatemi le involontarie omissioni. Sono nomi che rimarranno scolpiti nei nostri cuori e nella storia di questo Istituto.
Nel 1937 escono i primi periti, che già prima degli esami di Stato, trovano occupazione. Nell'anno scolastico 1938-39, ben 15 alunni sostengono gli esami di Stato (13 elettromeccanici e 2 chimici), esami che tra prove scritte, orali e prove di laboratorio, durano un mese. Alcuni di essi hanno occupato ed occupano posti di grande responsabilità: il Gen. Alberto Mettimano, ex Capo di S.M. dell'aereonautica; il Gen. d'aviazione Osvaldo Cesari; il Gen. Aldo Ciammaglichella anch'egli nell' aviazione; Vincenzo Sciubba ex direttore dell'ENEL di Napoli; l'On. Aldo Cetrullo, deputato socialdemocratico per diverse legislature; Francesco Paolo Ciammaglichella noto costruttore di cartiere; l'ing. Raffaele Sciubba, scrittore e valente professionista, autore peraltro di un pregevole volumetto di memorie nel quale rievoca fatti e personaggi della sua vita scolastica in questo Istituto.
Ma si avvicina la guerra e con essa la mobilitazione. La Patria chiama e ad essa si risponde. E rispondono anche i periti industriali di Chieti, ufficiali soprattutto nelle armi del genio, dell' artiglieria e dell' aviazione.
L'Istituto continua il suo cammino: gli alunni sono sempre più numerosi, sempre fedeli allo spirito della iscrizione lapidea posta nel 1929
nell'atrio della scuola:
"Fra queste pareti
nella tranquillità e nell'ordine
le vecchie maestranze
temperano le coscienze e gl'intelletti
delle nuove generazioni"
.
Passa il turbine della guerra e l'Istituto riprende il suo cammino, con nuova lena, nuovo impulso, nuovi stimoli. Si succedono i Presidi che continuano con impegno l'opera di Ripandelli: da Antonio Rapex, a Francesco Barra Caracciolo, a Umberto Canuto, Giorgio Gristina, Tito Tecca, Carmelo Sorbelli, Leone Pritelli, Donato Vitolo, Silvio Mele, Bindo Panarese, Aurelio Alterio, Stelio Malfi, Sergio Guazzotti, e ora, Rocco Morgia.
I Consigli di amministrazione, ricorderò per tutti quelli presieduti nel dopoguerra da Luigi Tonini e Nino Caputi, si impegnano per ampliare i locali, per adeguare le attrezzature alle esigenze dei progressi della tecnica, per migliorare le strutture. Ai consigli di amministrazione, per effetto della riforma, subentrano i Consigli d'Istituto, che sono attenti, vigili, premurosi, al passo con i tempi.
La storia recente registra altre due tappe: nel 1952 la specializzazione in radiotecnica, che nel 1961 assume una denominazione più aderente alla nuova realtà tecnologica e cioè Telecomunicazioni; nel 1983 la specializzazione in Informatica industriale.
Il numero degli alunni è sempre in crescita: 77 nel 1933, 141 nel 1941, 458 nel 1946, 1.261 nel 1959, 2.200 nel 1967, 1.077 nel 1977,1.481 nel 1987, 1600 nel 1988, 1700 nel 1989.
Gli alunni diplomati dell'Istituto conservano semEre il loro spirito di corpo. L'Associazione dei Periti industriali di Chieti, tanto egregiamente presieduta da Vincenzo Angeloni, è tra le più fiorenti del nostro Paese.

Signore e Signori,
questa mia relazione non ha voluto e non vuole soltanto ricordare la gloriosa via seguita dalla Scuola fino ad oggi, ma quello, me lo auguro, di incoraggiare tutti a rivolgere ad essa quelle premure e quelle cure di cui hanno dato prova i nostri padri. Al nostro Istituto si deve chiedere una cosa sola: cioè che segua i progressi della scienza e riesca a dare alla società giovani capaci e preparati, culturalmente e professionalmente. Ma al nostro Istituto bisogna dare molte cose, cioè premura, affetto, interessamento e soprattutto non lesinare mai nei mezzi per il suo progressivo sviluppo. In questo modo troverà piena conferma il motto che un tempo ornava la bandiera dell'Istituto:


AD MAlORA FIDENTES PATRIA VOCET










Copyright © by ITIS Luigi di Savoia All Right Reserved.

Pubblicato su: 2003-02-08 (14946 letture)

[ Indietro ]




Web site powered by PHP-Nuke

All logos and trademarks in this site are property of their respective owner. The comments are property of their posters, all the rest © 2002 by me
You can syndicate our news using the file backend.php or ultramode.txt
Web site engine's code is Copyright © 2002 by PHP-Nuke. All Rights Reserved. PHP-Nuke is Free Software released under the GNU/GPL license.
Generazione pagina: 0.057 Secondi